Crisi De Ruggieri, interviene l’arcivescovo: «Centinaia di giovani senza lavoro. Serve unità e corresponsabilità»

«Mi permetto di intervenire in un momento di particolare tensione e apprensione che si respira nella nostra città. Raccolgo le ansie e le speranze quotidiane ascoltando giovani, donne, adulti, visitando i diversi quartieri, camminando per le strade, soffermandomi a parlare con i passanti». Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina, interviene nella crisi politica al Comune di Matera. A due anni dalle elezioni amministrative, il sindaco Raffaello De Ruggieri appare come un re nudo, a tal punto da avere bisogno del sostegno del Partito Democratico.

La lettera di mons. Caiazzo non è altro che la reazione di chi è direttamente coinvolto nelle gravi difficoltà economiche del territorio. «Le preoccupazioni, le sofferenze, le situazioni di difficoltà familiari, la paura per il futuro senza prospettive occupazionali di centinaia di giovani e adulti che mi chiedono di aiutarli a trovare un posto di lavoro, la mancanza di uno stipendio adeguato alle esigenze familiari, famiglie senza un tetto…, le tocco con mano, come d’altronde anche Voi, ogni giorno», scrive l’arcivescovo. Una testimonianza che sembra una denuncia del contrasto tra la visibilità mediatica che sta avendo la città di Matera e l’economia reale. Lo straordinario successo cinematografico, il Capodanno Rai, il turismo in crescita, la lenta ma progressiva uscita dall’isolamento geografico, i milionari appalti in vista del 2019…nonostante tutto questo la Curia di Matera continua a essere un ufficio di collocamento.

In questo quadro allarmante, la maggioranza in Comune litiga sulla spartizione delle poltrone, da quasi 2 anni.

«Ormai, da tempo, dal palazzo comunale noi cittadini avvertiamo un’aria strana», conferma don Pino che di fatto chiede la grande coalizione per il governo della città: «Sicuramente c’è bisogno, in questo momento, che tutti, maggioranza e opposizione, Vi ritroviate per un sereno e costruttivo confronto nella certezza di raggiungere assieme il vero bene di tutti e dare speranza a quanti l’attendono dal Vostro operato e dalle Vostre scelte». Don Pino riconosce le difficoltà di questo percorso che definisce «non facile», ma l’alternativa al dialogo sembra il fallimento: «Se oggi dovessimo sbagliare, sarà la storia che ci giudicherà. E ciò che potrebbe sembrare una vittoria, sarà considerata una sconfitta».

La stile di governo secondo Caiazzo è in due parole: unità e corresponsabilità. Per stimolare la riflessione per una nuova stagione politica, don Pino mette sul tavolo le parole di san Giovanni Paolo II ai materani. Le leggiamo anche noi, nella speranza che Matera abbia presto un governo che metta al centro i bisogni dei cittadini più poveri, dei disoccupati, dei giovani costretti ad emigrare nonostante i milioni di euro per Matera2019.

La mia prima parola è di cristiana solidarietà, di speranza e di incoraggiamento a proseguire nel cammino di ricostruzione materiale, morale e civile, da voi intrapreso con ardore dopo il terribile evento (il terremoto del 1980, di cui ancora oggi la Basilicata porta le ferite, ndr). Siate perseveranti e tenaci superando ogni ostacolo e difficoltà! Quando si ha solida fede in Dio e non si perde la fiducia nelle proprie forze, si riesce ad ottenere molto di più di quanto si pensi. Voi, abitanti di Matera e della Provincia, siete temprati da un’esperienza secolare ad affrontare grandi e piccoli disagi, a non piegarvi davanti alle avversità e alle forze della natura. Siete una popolazione laboriosa, paziente, silenziosa, profondamente umana e cristiana. È ben giusto che io vi renda oggi questa pubblica testimonianza. Merita di essere conosciuto il vostro coraggio, nutrito di fede, di pazienza e di amore al sacrificio. La nostra epoca raramente sa apprezzare tali preziose virtù perché spesso sembra preferire l’apparenza alla realtà, l’avere all’essere. Simbolo della vostra secolare esperienza umana è quel complesso di centenarie abitazioni scavate nella roccia, conosciute nel mondo come i “Sassi”, divenute oggi una curiosità archeologica. Ma sotto lo stesso nome esse nascondono una storia di ristrettezze economiche e di enormi sacrifici individuali e collettivi. I vostri non lontani antenati erano poveri, ma onesti; privi dei tanti beni fuggevoli, che può offrire questa terra, ma ricchi di quegli altri beni che non tramontano mai. I “Sassi” richiamano alla mente le avventure di popolazioni scacciate dalla loro patria, per motivi religiosi o politici, e qui approdati trovandovi rifugio ed accoglienza”. Giovanni Paolo II

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *