La profezia di San Giovanni Paolo II a Matera: «Ricordate il vostro passato: cultura e fede»

«Come non pensare agli emigranti, ai profughi, ai deportati dei nostri giorni?». Era il 27 aprile del 1991, 25 anni fa. Papa Giovanni Paolo II a Matera per la visita di una diocesi che volle personalmente affidare alla Madonna (leggi l’atto di affidamento).

Il discorso ai materani è di una straordinaria attualità. Cultura e spiritualità, lavoro, povertà e lo sguardo alle guerre e migranti di tutto il mondo. San Giovanni Paolo II trattò Matera, capoluogo povero e isolato della Basilicata, come una capitale culturale. Qui è tutto il valore di un discorso profetico . Giovanni Paolo II riuscì a scavare nella storia di Matera per valorizzare un patrimonio storico e spirituale allora sconosciuto e ancora oggi da valorizzare. 2 anni dopo la visita pastorale, i Sassi diventarono patrimonio dell’Unesco, 23 anni dopo invece arrivò la nomina a capitale europea della cultura 2019

«Il mondo ha bisogno di solidarietà e di pace. La vostra secolare tradizione vi ha insegnato ad amare il valore della vita umana, degna di rispetto e bisognosa di tutela in ogni sua fase e momento», disse il Papa della Divina Misericordia. Rileggiamo il testo.

«La mia prima parola è di cristiana solidarietà, di speranza e di incoraggiamento a proseguire nel cammino di ricostruzione materiale, morale e civile, da voi intrapreso con ardore dopo il terribile evento (il terremoto del 1980, di cui ancora oggi la Basilicata porta le ferite, ndr). Siate perseveranti e tenaci superando ogni ostacolo e difficoltà! Quando si ha solida fede in Dio e non si perde la fiducia nelle proprie forze, si riesce ad ottenere molto di più di quanto si pensi. Voi, abitanti di Matera e della Provincia, siete temprati da un’esperienza secolare ad affrontare grandi e piccoli disagi, a non piegarvi davanti alle avversità e alle forze della natura. Siete una popolazione laboriosa, paziente, silenziosa, profondamente umana e cristiana. È ben giusto che io vi renda oggi questa pubblica testimonianza. Merita di essere conosciuto il vostro coraggio, nutrito di fede, di pazienza e di amore al sacrificio. La nostra epoca raramente sa apprezzare tali preziose virtù perché spesso sembra preferire l’apparenza alla realtà, l’avere all’essere.

Simbolo della vostra secolare esperienza umana è quel complesso di centenarie abitazioni scavate nella roccia, conosciute nel mondo come i “Sassi”, divenute oggi una curiosità archeologica. Ma sotto lo stesso nome esse nascondono una storia di ristrettezze economiche e di enormi sacrifici individuali e collettivi. I vostri non lontani antenati erano poveri, ma onesti; privi dei tanti beni fuggevoli, che può offrire questa terra, ma ricchi di quegli altri beni che non tramontano mai. I “Sassi” richiamano alla mente le avventure di popolazioni scacciate dalla loro patria, per motivi religiosi o politici, e qui approdati trovandovi rifugio ed accoglienza.

Come non pensare agli emigranti, ai profughi, ai deportati dei nostri giorni? In questo momento, penso a tanti nostri fratelli senza patria né casa, a intere etnie minacciate di distruzione, a interi Paesi devastati dalla guerra, che sempre semina lutti e rovine, alle vittime dei terremoti, delle epidemie e della fame, dell’ingiustizia e dell’odio. Sono davanti al nostro spirito beni materiali distrutti, vite umane stroncate, corpi torturati e mutilati, sofferenze di innocenti che non trovano sollievo. Che fare per rispondere al grido di chi soffre e muore? Il mondo ha bisogno di solidarietà e di pace. Aspira a ritornare alle sorgenti spirituali dell’esistenza e a riscoprire il valore della vita umana, degna di rispetto e bisognosa di tutela in ogni sua fase e momento. La vostra secolare tradizione vi ha insegnato ad amare questi valori. Non distaccatevi da essi. L’autentico sviluppo, anche nella vostra Regione si costruisce rispettando l’uomo, aprendo gli animi alla fraterna solidarietà seguendo sempre la legge del Signore. Vi aiuti in quest’impresa la vostra solida fede.

Il grande dono della fede, arricchisce, in effetti, il vostro patrimonio tradizionale. Il Vangelo che avete accolto non solo vi rende pazienti nella prova e coraggiosi nella lotta contro il male, ma vi aiuta a condividere con gli altri questo ardimento e questo entusiasmo. Ricordate il vostro passato. La vostra regione un tempo era tutta una fioritura di colonie greche, con centri commerciali e scuole di cultura note in tutto il mondo. Sopraggiunse poi l’annuncio cristiano ed essa si trasformò in un’oasi spirituale con cenobi e numerosi asceti. Si formò, così, il sostrato per una nuova società cui molto attinsero i vostri antenati. Si tratta ora di proseguire su questa linea, di portare avanti questa tradizione di laboriosità, di moralità, di unità della famiglia, di semplicità ed autenticità di vita che ha permeato intere generazioni di vostri conterranei. Vi assistano in questa impresa i vostri Santi, Sant’Ilario abate, la Beata Eugenia, San Giovanni da Matera. Vegli su di voi la Beata Vergine della Visitazione, la cui festa fu istituita dal mio predecessore Urbano VI, già Arcivescovo della vostra Città»

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

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